Personaggi Illustri Ruegliesi

Breve storia della vita di Pietro CORZETTO VIGNOT

Pietro CORZETTO VIGNOT
Pietro CORZETTO VIGNOT
Pietro CORZETTO VIGNOT
(Rueglio 01.11.1850 - 21.02.1921)

Nel 1850 l'ltalia era ancora divisa, già però si anelava alla sua unificazione.
Da due anni Carlo Alberto aveva concesso la Costituzione, quella stessa che doveva durare fino al 1949.  Nel giugno del 1848 l'esercito sardo-piemontese aveva subito la prima sconfitta militare contro l'Austria e nel successivo 1849 la sconfitta di Novara sanzionò l'ascesa al trono di Vittorio Emanuele II, dopo l'abdicazione di Carlo Alberto, in suo favore. Nello stesso anno in cui Cavour fu nominato ministro, nasceva a Rueglio PIETRO CORZETTO VIGNOT: il I° novembre 1850.

l primi anni di vita, l'adolescenza, furono accompagnati da un buon viluppo del Piemonte. Cavour aveva inviato in Crimea nel 1855 un contingente di quindicimila uomini, poté così sedere al tavolo delle trattative di Parigi del 1856 e di lì propugnare l'inderogabile unità del nostro paese. Alcuni Ruegliesi, caduti in quella campagna di guerra, sono ricordati in una lapide nel palazzo del Comune di Rueglio. Nel 1857 fu iniziato il Canale Cavour che doveva irrigare le campagne delle province di Novara e Vercelli, rendendo molto fertili quelle zone dove si intensificò la coltura del riso.

Il traforo del Moncenisio permise l'avvicinamento tra Torino e Parigi, percorso che si poteva effettuare in una sola giornata di viaggio. Le ferrovie del Piemonte giungevano fino ai confini austriaci. A Spezia si procedeva alla costruzione del nuovo porto militare. Per verità storica la città si chiamava Spezia all'epoca del Corzetto: il nuovo nome "La Spezia" fu assunto per delibera della Giunta Comunale del 4 marzo 1926 e confermato con Regio Decreto n. 1402 del 2 ottobre 1930.

Nelle valli piemontesi, per l'abbondanza di torrenti, potevano essere utilizzati i telai azionati ad acqua per la tessitura della seta. A Rueglio si utilizzavano telai azionati a mano e si tesseva la canapa coltivata in loco, a volte mista a lino. Le donne si rifornivano del lino in pianura, barattandolo con prodotti caseari delle nostre montagne.

l grandi centri del Piemonte iniziavano il loro cammino verso l'industrializzazione, l'agricoltura in pianura andava meccanizzandosi, anche se timidamente: gli aratri in legno da tempo erano stati sostituiti da quelli in acciaio e i canali di irrigazione rendevano sempre più fertili e redditizi i campi.

Le strade vicina li e comunali facilitavano il trasporto dei prodotti verso i grandi centri. Questo non succedeva, purtroppo, nelle valli alpine: queste erano isolate per mancanza di strade, si accedeva alla pianura attraverso mulattiere e sentieri impervi, i torrenti erano attraversati da passerelle in legno che dovevano essere ricostruite dopo le piene autunnali o primaverili. A causa di ciò i paesi e le borgate restavano senza contatti con la pianura per molti mesi all'anno.

Anche la Valle Chiusella, che si estende parallelamente sulla destra della Valle d'Aosta fino alle sorgenti del torrente dal quale prende il nome, era nelle stesse condizioni delle altre vallate alpine. L'economia si basava sulla pastorizia e sui prodotti derivati dal latte e su quel poco che i campi riuscivano a produrre con i mezzi antiquati di cui i valligiani disponevano. Rueglio è un paese che giace su un altipiano a 670 m. sul livello del mar. La sua esposizione a levante gli conferisce un clima molto mite fra aprile e ottobre ed inverni abbastanza nevosi senza essere eccessivamente freddi.

In questo ambiente montanaro, come detto in precedenza, il 1° novembre 1850 nasceva PIETRO CORZETTO VIGNOT.

La prima guerra di indipendenza non si concluse sotto una buona stella, la stessa che segnò la vita del nostro compaesano venuto alla luce proprio in quel periodo. La sua intelligenza, le sue capacità tecniche, la sua grande umanità che si manifesta con la sua poesia, non sono sufficienti a sconfiggere quella sfortuna che lo accompagnò per l'intero cammino della sua esistenza. Se il viaggio da Torino a Parigi si poteva compiere in una giornata, lo stesso tempo era necessario per arrivare a Torino da Rueglio. Nonostante queste difficoltà, molte donne si avviavano verso i centri del Piemonte a piedi con una cesta sulla testa per vendere poveri articoli di merceria, dei quali si rifornivano lungo la strada. Attraversavano, molto sovente, le frontiere della Svizzera e della Francia, facendo ritorno qualche mese dopo quando avevano raggranellato un piccolo gruzzolo che aiutava a sopravvivere; integravano così quel poco profitto che dava il lavoro dei campi.

Fra queste ruegliesi, anche ANNA MARIA PENO MAZZARINO, madre di Pietro attraversò, per la prima volta, la frontiera con la Svizzera nel 1867. Era accompagnata dalla figlia adottiva Barbara che si impiegò come domestica a Martigny. Anna Maria nei registri dell'immigrazione di Sion è segnata come merchandise. Pietro, intanto, presso il ginnasio "Botta" di Ivrea, nell'anno scolastico 1865-66 inizia gli studi ginnasiali che prosegue con molto profitto fino alla quinta ginnasio. Purtroppo, pur essendo promosso a pieni voti, non si presenta agli esami di licenza. Qui si fermano le indagini relative ai suoi studi, in quanto non si trova ulteriore documentazione. Nel giugno 1871 si sottopone alla visita militare di leva. E' esonerato essendo figlio unico maschio. Nello stesso anno, in autunno, a Rueglio muore il padre Battista, detto "Titas" per la robustezza fisica. Era il 31/10/1871.

In periodi successivi tra la fine del 1867 e il dicembre del 1882, la madre di Pietro e le due sorelle, Barbara ed Elisabetta, risiedono in Svizzera: Barbara sempre a Martigny e la madre con Elisabetta a Sion. Sempre indagando nei registri dell'immigrazione di Sion risulta che Pietro soggiorna periodicamente in quel paese negli anni tra il 1875 1879 con la qualifica di "etudiant". Certamente a Sion e dintorni non vi erano istituti scolastici che Corzetto avrebbe potuto frequentare.

Dopo il rientro in Italia dalla Svizzera, Pietro con la madre si stabilisce a Spezia. Il porto è ormai in funzione da alcuni anni e l'arsenale navale militare progettato e fatto costruire dall'ammiraglio Domenico Chiodo è in piena attività. Già da qualche tempo Pietro vagheggiava la sua avventura sottomarina.

Sfera Metidrica
Sfera Metidrica

L'arsenale navale avrebbe potuto essergli d'aiuto sia in fase di progettazione che durante la costruzione della sua "SFERA METIDRICA".

Egli sapeva anche che l'ammiraglio Giacinto Pullino, suo convalligiano: di Baldissero Canavese, avrebbe potuto essergli prodigo di consigli, questi era un valido ingegnere navale. A quel tempo Pullino si trovava a Castellammare di Stabia in qualità di insegnante.

Non è certo che Pietro abbia potuto incontrarlo: non disponiamo di documenti che avvallino alcun genere di abboccamento.

Quando, però, Pullino si trasferisce a Spezia come direttore delle costruzioni navali, per Pietro si aprono le speranze di aiuto per la sua idea.

Pullino è prodigo di consigli di carattere tecnico, ma non lo illude per una collaborazione da parte dell'arsenale.

La Marina Militare, dopo l'amara sconfitta di Lissa del fatidico 20 luglio 1866, si era dedicata alla costruzione delle corazzate in sostituzione della vecchia flotta lignea.

Le acciaierie di Terni lavoravano a pieno ritmo per la produzione delle corazze per le nuove navi.

La Marina Italiana non aveva assolutamente l'intenzione di dedicarsi agli studi per la navigazione subacquea, mentre Francia, Germania, Inghilterra, Russia e Stati Uniti erano all'avanguardia nella progettazione e produzione di sottomarini. Fu solo sotto la spinta dell'Esercito che il ministro Benedetto Brin ordinò all'ammiraglio Pullino di progettare e costruire il primo sommergibile italiano.

Con la collaborazione dell'ammiraglio Carlo Vigna, anch'egli canavesano, di S. Giorgio, dell'ing. Balsamello e degli ingegneri Laurenti e Scotti fu progettato il primo sommergibile italiano: il "DELFINO" che prese il mare nel 1893.

Intanto Pietro aveva progettato la SFERA METIDRICA il cui concetto era assolutamente dissimile dai sommergibili già all'epoca funzionanti. Infatti questi erano concepiti per la navigazione sottomarina ed il loro affondamento avveniva sia mediante zavorra che mediante eliche.

La Sfera Metidrica doveva solo scendere in profondità nel mare e non poteva effettuare spostamenti in orizzontale. Il principio di affondamento ed emersione era totalmente diverso.

Una sfera di cinque metri di diametro con una doppia parete perimetrale spessa circa dieci centimetri tra corazzatura esterna ed interna. Fra le due corazzature vi era un'intercapedine di tavole di legno dello spessore di due centimetri caduna. Queste erano disposte ortogonalmente le une sulle altre, formando così una sorta di compensato molto robusto. Erano, inoltre, ben calafatate e catramate in modo che la struttura fosse perfettamente impermeabile. All'interno e un po' al disotto dell'equatore della sfera, era disposta un'intercapedine strutturata allo stesso modo dell'involucro esterno.

Questo serviva a separare in modo ermetico la calotta superiore da quella inferiore. Al disotto di questo soppalco erano disposti, uno sopra all'altro, due tubi in ghisa molto resistenti, avvolti in forma torica. Erano i serbatoi dell'aria compressa: quello superiore di diametro maggiore per l'alta pressione, quello inferiore per l'aria di respirazione. Due tubi attraversavano la sfera dalla parte inferiore esterna alla parte superiore esterna ed erano paralleli tra di loro. Erano i tubi di guida ed attraverso due spie si poteva controllare la velocità di discesa e di risalita della sfera. Sul piano divisorio, nella parte superiore, sboccavano altri due' tubi che attraversavano la calotta inferiore e fuoriuscivano nella parte inferiore esterna della sfera stessa. Questi erano le narici che erano utilizzate per far affluire l'acqua nella calotta superiore zavorrando così la sfera, che appesantita, si immergeva. L'acqua affluiva nella calotta superiore quando attraverso due tubi soffiatori ne veniva aspirata l'aria. Per la manovra inversa, la risalita, l'acqua veniva ricacciata quando i tubi soffiatori rimettevano aria nella calotta superiore. Al fondo della sfera vi era un pozzetto abbastanza ampio che era utilizzato per esplorare il fondo marino che poteva altresì essere osservato anche attraverso gli oblò predisposti lateralmente sull'involucro della sfera stessa.

La sfera fu costruita sotto la guida del Corzetto presso lo stabilimento navale "Vitaliani Conte e C." di Spezia che era anche denominato Cantiere di Porta Rocca. La costruzione venne seguita da molti curiosi ed illustrata dai giornali locali e nazionali attraverso innumerevoli articoli. Ultimata la costruzione, la sfera fu trasportata su un possente carro dell'esercito in San Bartolomeo e posta sulla spiaggia. Venne messa in acqua il 29 GIUGNO 1895.

Durante la costruzione della sfera, Corzetto si dedicò anche alla costruzione di un palazzo, tuttora esistente, che gli fu commissionato dalla signora Lidia Martinolo imparentata con Costantino Nigra.

In San Bartolomeo furono effettuati i primi sei esperimenti. Dopo l'ultima di queste immersioni, una notte la sfera metidrica affondò autonomamente. Era stata dimenticata qualche valvola aperta? Era stata fatta affondare volutamente da mano ignota per dispetto o per sabotaggio?

Nessuno sa dare una risposta. Corzetto fece rimorchiare la Sfera nel Golfo di Lerici dove gli sembrò essere più al sicuro. La Società Operaia di Navigazione del Golfo accolse con particolare affetto i! Poeta e Scienziato e si prodigò per aiutarlo in tutti i modi.

Seguirono altre immersioni fino alla dodicesima sempre riuscite ottimamente. La tredicesima per poco non fu fatale. Una perdita di aria dal serbatoio ad alta pressione non consentì la risalita: mancava l'aria per ricacciare l'acqua dalla calotta superiore. L'equipaggio formato da quattro persone, compreso il Vignot, rimase prigioniero sul fondo del mare per ben diciotto ore.

L'intervento di un pontone della Marina Militare, al comando dell'ammiraglio Camillo Candiani, provvide a riportare la Sfera in superficie, salvando così i quattro uomini. Questa disavventura non scoraggiò Corzetto che dopo un mese riprese i suoi esperimenti.

Le operazioni del Ruegliese richiamavano sempre grandi folle di spettatori, fra questi Mantegazza e Marconi erano i più eminenti. Dopo i! primo brevetto ottenuto nel 1893, Corzetto ne consegue un secondo nel 1897 apportandovi alcune modifiche migliorative e nel 1899 un prolungamento dell'ultimo brevetto fino al 1902.

Un imprenditore per recuperi di navi sommerse, un certo Fabiani, contattò Pietro Corzetto nel 1899 perché traesse dal fondo del mare, nel Seno dell'Olivo, un vapore: "i! Luigi" che era affondato durante un fortunale. Sembrava flottima occasione per dimostrare l'utilità dell'invenzione. Corzetto spese circa L. 20.000 (dell'epoca) per attrezzarsi adeguatamente. Costruì un certo numero di serbatoi metidrici che dovevano affiancare la Sfera per il recupero del vapore ed altre attrezzature ausiliarie.

Il contratto non dava termini di scadenza, ma Fabiani ad un certo punto tolse ugualmente l'incarico al Corzetto, affidandolo ad altri. Per di più intentò una causa di fallimento che lo costrinse a difendersi strenuamente, ottenendo il proscioglimento da ogni addebito e il recupero di tutti i suoi beni che gli erano stati sequestrati solo dopo tre anni.

Al termine di queste amare vicissitudini, il 29 ottobre 1903 a Portovenere muore Anna Maria Peno Mazzarino che era sempre stata vicino al figlio per incoraggiarlo. Purtroppo era lei che riceveva gli avvisi di sequestro ed impotente assisteva all'operato degli ufficiali giudiziario Non poté neppure godere dell'assoluzione del figlio da parte del tribunale di Genova.                    

Dopo questi fatti si ha notizia della Sfera semisommersa fra la Palmaria e Portovenere. In una relazione del Brigadiere dei Carabinieri a Piedi compare per la prima volta il nome che era stato imposto alla Sfera Metidrica: "VITALIA".

Nessun documento parla di un'eventuale sua demolizione.

L'ultima volta che fu vista era a Palmaria.

Ad un curioso potrebbe venire la voglia di sondare quel fondo marino alla ricerca di qualche traccia o di qualche relitto.

Alcuni amici dell'Associazione friulana di sommozzatori "Cassis Faraone" si sono offerti di scandagliare il fonda le dove, da circa cento anni, potrebbe giacere la sfera di Corzetto Vignot.

PIETRO CORZETTO VIGNOT ritorna a Rueglio nel 1912 in occasione delle onoranze che il paese volle tributargli.

Anche se la fortuna gli fu avversa, non si ritenne mai sconfitto tanto che nel 1913 ottenne una concessione dal Comune di Rueglio per la ricerca e lo sfruttamento di cave di talco in regione Paltor.

Purtroppo anche questa impresa non ebbe esito felice: mancavano i mezzi per lo sfruttamento delle eventuali cave oppure i giacimenti erano così poveri per cui non valeva la pena spendere denaro e lavoro?

Negli anni successivi egli fu giudice di pace a Rueglio. Non ebbe nessun tornaconto neppure da questa attività. Morì in dignitosa miseria il 21 FEBBRAIO 1921.

La mostra "UN POETA IN FONDO AL MARE", realizzata con il contributo della Regione Piemonte, rappresenta un valido strumento per divulgare il pensiero e l'opera del poeta-scienziato, per offrire alle generazioni attuali e future quella memoria storica

essenziale per continuare a crescere, costruire e ricordare ..........

Rueglio, 19 Dicembre 1998.
                                                                                                   Domenico Camosso